Il loro beneficio può essere soprattutto indiretto. Sostituire biscotti, merendine e dessert ricchi di grassi saturi con una piccola porzione di fichi freschi significa migliorare la qualità generale dello spuntino. È questo avvicendamento, apparentemente modesto ma reiterato nel tempo, a poter fare la differenza.
Per proteggere la salute cardiovascolare occorre considerare l’intero mosaico alimentare:
- privilegiare verdure, legumi e cereali integrali;
- scegliere olio extravergine d’oliva e frutta a guscio;
- limitare salumi, burro e prodotti ultraprocessati;
- praticare regolarmente attività fisica;
- seguire le terapie prescritte senza sostituirle con rimedi alimentari.
I fichi possono far parte di questa strategia, ma non rimpiazzano farmaci, controlli medici o una dieta strutturata.
Digestione
È sul versante digestivo che i fichi mostrano il loro interesse più concreto. Le fibre aumentano il volume delle feci e, in presenza di un’idratazione adeguata, possono favorire una maggiore regolarità intestinale. I piccoli semi esercitano inoltre un’azione meccanica delicata, mentre la frazione fermentescibile delle fibre può nutrire parte del microbiota.
Uno studio clinico randomizzato su persone con stitichezza funzionale ha valutato l’impiego della pasta di fico, osservando miglioramenti in alcuni parametri intestinali (PubMed). Il risultato è incoraggiante, ma non significa che i fichi siano un lassativo universale o che funzionino allo stesso modo per tutti.
Per introdurli senza provocare un repentino fermento intestinale, conviene iniziare con quantità moderate:
- 2 o 3 fichi freschi come spuntino;
- 1 o 2 fichi secchi, accompagnati da acqua;
- fichi tagliati nello yogurt bianco o nel porridge;
- fichi freschi abbinati a frutta a guscio non salata.
Esagerare può causare gonfiore, crampi o diarrea, soprattutto nelle persone poco abituate alle fibre. Chi soffre di colon irritabile può inoltre essere sensibile ai carboidrati fermentabili presenti nella frutta: la tolleranza individuale conta più di qualunque regola apodittica.
Anche bere è importante. Aumentare bruscamente le fibre senza assumere liquidi sufficienti può rendere l’intestino ancora più pigro.
Fichi e glicemia: si possono mangiare in caso di diabete?
I fichi contengono zuccheri naturali e fanno aumentare la glicemia. Non esiste quindi alcun effetto “annullante” o ipoglicemizzante attribuibile al frutto intero. La presenza di fibre può rallentare parzialmente l’assorbimento, ma quantità e abbinamenti rimangono determinanti.
I fichi freschi sono generalmente più semplici da inserire in una porzione controllata perché contengono molta acqua. Quelli secchi, al contrario, hanno zuccheri ed energia concentrati: pochi pezzi si mangiano rapidamente e possono corrispondere a una quantità di frutta fresca ben più abbondante.
Chi deve controllare la glicemia può:
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